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Shopify è già una piattaforma composable (e forse non te ne sei accorto)

10 febbraio 2026

| Giovanni Fracasso |
6 minuti per leggere
Shopify è composable

Quando parliamo di composable commerce, tendiamo a immaginare architetture complesse, stack MACH, microservizi orchestrati da piattaforme costose. Ma se guardi bene Shopify, ti accorgi che il DNA composable ce l'ha già, nascosto sotto la superficie di una piattaforma che si vende come "all-in-one". È un paradosso interessante: la piattaforma monolitica per eccellenza ha sviluppato negli anni una vocazione modulare che oggi la rende molto più flessibile di quanto sembri.

Pensa a come funziona Shopify out of the box. Il nucleo gestisce prodotti, ordini, checkout e poco altro. Tutto il resto, praticamente, arriva da fuori. Vuoi la ricerca avanzata? C'è Search & Discovery (che è un'app, anche se firmata Shopify). Vuoi le automazioni? Shopify Flow, altra app. Traduzioni? Translate & Adapt. Correlati intelligenti? Non ci sono nel core, servono app di terze parti o personalizzazioni.

Questo non è un limite progettuale, è una scelta architettonica precisa. Shopify ha capito presto che non può essere tutto per tutti, e invece di gonfiare il core con funzionalità che servono solo ad alcuni, ha costruito un sistema di estensioni. App gratuite, perfettamente integrate nell'admin, che sembrano native ma sono componenti separati. È composable thinking applicato a una piattaforma SaaS.

La differenza con le architetture composable "pure" è che qui non devi orchestrare tu l'infrastruttura. Shopify ti dà il collante, l'ambiente di esecuzione, l'autenticazione, il data layer comune. Tu scegli i pezzi e li agganci. È composable con le rotelle, ma funziona.

Negli ultimi anni Shopify ha spostato sempre più peso sul backend come centro di comando delle vendite. Non è più solo il motore dell'ecommerce, è diventato il sistema che coordina tutti i canali. Vendi online? Certo. Ma vendi anche in negozio con Shopify POS, sui marketplace con Marketplace Connect, sui social con i cataloghi integrati per Meta, Google, TikTok.

Questo cambio di paradigma è fondamentale. Il frontend web diventa uno dei tanti touchpoint, non più il centro dell'universo. Il backend gestisce inventario unificato, prezzi, promozioni, customer data. Gli ordini arrivano da canali diversi e convergono tutti nello stesso sistema. È un approccio che profuma di Order Management System, anche se Shopify non lo chiama così.

Le famose order routing rules, quelle cinque regole configurabili con priorità, sono l'embrione di questa visione. Oggi sono limitate, certo. Puoi instradare ordini verso magazzini diversi, punti vendita, dropshipper, in base a logiche di prossimità geografica, disponibilità, costo di fulfillment. Ma sono un inizio. Dimostrano che Shopify pensa al backend come a un layer intelligente che prende decisioni, non come a un database passivo.

Un altro segnale forte della natura composable di Shopify è l'investimento massiccio sulle API. La Storefront API GraphQL ti permette di costruire frontend completamente custom, sganciati dal tema Liquid. Puoi usare React, Vue, Next.js, quello che vuoi. Il checkout può restare hostato da Shopify (Checkout Extensibility) oppure puoi fartelo tu se hai Shopify Plus.

Questa è la definizione di headless commerce: backend separato dal frontend, comunicazione via API, libertà di scelta tecnologica sul layer di presentazione. Shopify non ti obbliga a farlo, ma se vuoi quella strada è aperta e ben documentata. Molte aziende con esigenze particolari, magari content heavy o con logiche di UX complesse, già lavorano così.

E le Hydrogen, il framework React di Shopify ottimizzato per il commercio? È un altro mattoncino del puzzle composable. Ti dà un ambiente già configurato per lavorare headless senza partire da zero. Puoi usarlo o no, ma esiste. È componibile anche questo.

Il vero cuore composable di Shopify sta nell'ecosistema di estensioni. Ci sono oltre 13.000 app nello store. Alcune risolvono problemi verticali specifici (gestione resi, wishlist, loyalty program), altre aggiungono interi layer funzionali (ERP, CRM, advanced analytics). Ogni app è un componente che si innesta nel sistema.

Con Shopify Functions puoi scrivere logica custom in Rust o JavaScript che gira serverless direttamente nell'infrastruttura Shopify. Puoi modificare il calcolo degli sconti, la logica di spedizione, il payment flow. Senza toccare il core, senza riscrivere codice. È Infrastructure as Code applicato al commercio.

E poi ci sono le App Extensions, i blocchi che le app possono inserire nell'admin, nel checkout, nel tema. Un'app di recensioni non è più un widget esterno da embeddare, è un componente nativo che si posiziona dove serve. Un'app di personalizzazione prodotto diventa parte del flusso di acquisto. Si fondono con l'esperienza base.

Questo è il composable come dovrebbe essere: componenti indipendenti che collaborano senza attriti, con interfacce standard.

Certo, non è tutto rose e fiori. Shopify ha vincoli architetturali che una piattaforma composable pura non ha. Sei dentro un ecosistema chiuso, con rate limits sulle API, con logiche di pricing legate al piano, con alcune funzionalità core non modificabili. Se vuoi cambiare il checkout in modo radicale e non sei Plus, non puoi. Se vuoi un data model completamente custom, hai metafields e metaobjects, ma con limitazioni.

Il lock-in esiste. Non è facilissimo migrare via da Shopify se hai costruito tutta l'architettura intorno alle sue API. Le app creano dipendenze. Le personalizzazioni via Functions girano solo su Shopify. È un trade-off: compri velocità e stabilità, paghi con minore libertà.

Ma per molti brand questo compromesso ha senso. Non tutti hanno bisogno della flessibilità infinita di un composable stack full custom. Molti hanno bisogno di una piattaforma stabile, veloce da deployare, con un ecosistema ricco, e la possibilità di estenderla quando serve. Shopify offre esattamente questo.

Shopify non si presenta come piattaforma composable, ma lo è nei fatti. Ha un core leggero, un'architettura estensibile, API robuste, un ecosistema di componenti, un backend sempre più orientato all'omnicanalità. Non è MACH certified, non è unhackable come vogliono i puristi del composable. Ma funziona, scala, e ti dà molte delle libertà che cerchi in un'architettura modulare.

Forse è questo il futuro: non architetture composable estreme che richiedono team di ingegneri per essere orchestrate, ma piattaforme ibride che bilanciano integrazione e modularità. Un composable pragmatico, fatto per chi vuole vendere, non per chi vuole riscrivere l'e-commerce da zero.

E se ci pensi, è molto più intelligente così. Perché alla fine, l'architettura è un mezzo, non il fine. Il fine è vendere meglio, più velocemente, su più canali. E se Shopify ti permette di farlo con un approccio già composable by design, forse è il momento di smetterla di cercare la piattaforma perfetta e iniziare a usare bene quella che hai.

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Giovanni Fracasso

Giovanni Fracasso

COO e CMO @ICT Sviluppo